Antispecismo.E' realmente possibile?

Teoria e pratica antispecista, società ed antispecismo, filosofia e politica antispecista

Moderatore: Adriano

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - domenica 17 ottobre 2010, 19:50 da Adriano
Tempo fa ho già avuto modo di esprimere il mio parere in merito, ma credo servano delle puntualizzazioni.
L'antispecismo come filosofia è basato su fondamenta utopiche come tutti i pensieri rivoluzionari. la lotta e la pratica portano poi alla concretizzazione dell'utopia con, ovviamente, diversi limiti che sono oggettivi ed indipendenti dalla volontà di chi pone in atto la teoria che ha abbracciato.
Mi spiego: ho appena acceso la stufa di casa mia con della legna, accendendola mi sono accorto che c'era una cimice dentro la stufa e che stava rischiando di morire bruciata, immediatamente ho aperto la stufa e l'ho tolta salvandola da una possibile morte causata da un mio gesto. Non appena ho richiuso la stufa mi sono accorto che c'era un altro insetto. prontamente ho riaperto lo sportello vetrato e ho cercato di salvare anche lui ma con un gesto maldestro indipendente dalla mia volontà l'ho ucciso.
La domanda è: sono un antispecista? Io credo di si. La mia volontà è stata quella di salvare un essere senziente (ed un insetto lo è a tutti gli effetti), i miei limiti fisici (le dimensioni enormi della mia mano rispetto al corpo dell'insetto e la mia incapacità a gestire un mio arto con precisione) me lo hanno impedito. Ciò indipendentemente dalla mia volontà. Questo è quello che dovrebbe essere l'antispecismo messo in pratica: una continua ricerca della realizzazione pratica della teoria con i mezzi che abbiamo a disposizione. Nella stufa senza dubbio ci saranno stati altri insetti: se li avessi visti li avrei salvati, ma la mia vista è limitata e quindi non ho i mezzi sufficienti e necessari per poter compiere un atto puramente antispecista. Non parliamo poi del fatto che la legna che utilizzo è di sicuro stata la causa della morte di molti altri animali (taglio degli alberi, della legna, trasporto etc...). Quindi la discrepanza che esiste tra la teoria e la pratica è enorme, a noi il compito di renderla minore attraverso i nostri atti volontari. Non esiste pertanto alcuna gerarchia, nessuna diversità se non una maggiore empatia che può essere semplicemente dovuta dal fatto che riusciamo a comunicare meglio con un cane piuttosto che con una libellula, ma ciò non sminuisce affatto l'importanza della libellula.
Non può esserci gerarchia di esseri senzienti nell'antispecismo perché si tratta semplicemente di una contraddizione in termini

ciao

Adriano
Avatar utente
Adriano
Site Owner
 
Msg.: 1422
Iscritto il: venerdì 14 luglio 2006, 15:23

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - mercoledì 20 ottobre 2010, 19:21 da Canaan
Questo mi fa pensare ancora all'ipotesi dell'essere "riduttori di sofferenza" di cui ho parlato in qualche post passato.

Ho ripreso la discussione in seguito a provocazioni filosofiche ricevute da persone non veg e la risposta che hai dato tu mi sembra sia una delle più sensate.

Sto cercando di vedere l'antispecismo come un non giustificare in alcun modo l'uccisione/sfruttamento di altri esseri senzienti in virtù di una gerarchia,anche quando si è costretti a uccidere/sfruttare (l'agricoltura,la stufa,ecc.)

In altri termini,come penso fosse sottinteso nel tuo messaggio,il fatto che siamo costretti ad uccidere un altro essere non comporta per lui un grado minore di dignità.

p.s: mi sono accorto che il titolo l'ho cambiato solo nel mio post,non capisco come si fa a cambiarlo per tutto il thread. Puoi pensarci tu?
Attrito.com:giornale on-line di riflessione e informazione critica
-------
"Che cos'è un cuore misericordioso?
E' l'incendio del cuore per ogni creatura:per gli uomini,per gli uccelli,per le bestie e per tutto ciò che esiste.Al loro ricordo e alla loro vista,gli occhi versano lacrime,per la violenza della misericordia che stringe il suo cuore a motivo della grande compassione.
Il cuore si scioglie e non può sopportare di udire o vedere un danno o una piccola sofferenza di qualche creatura
."
Isacco di Ninive
Avatar utente
Canaan
utente senior
 
Msg.: 208
Iscritto il: sabato 3 ottobre 2009, 17:35
Località: Palermo

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - mercoledì 20 ottobre 2010, 21:43 da Adriano
Ciao,

In altri termini,come penso fosse sottinteso nel tuo messaggio,il fatto che siamo costretti ad uccidere un altro essere non comporta per lui un grado minore di dignità.


E' assolutamente così.
Del resto chiunque può rendersi facilmente conto che anche gli insetti provano dolore, emozioni e sensazioni. Che si difendono se attaccati e che fuggono per salvarsi da un pericolo. E' questo ciò che rende l'individuo insetto degno di rispetto, ed è per questo che non bisognerebbe in alcun modo sfruttarlo, farlo soffrire o ucciderlo.
Il fatto che i nostri limiti fisici e l'ambiente ci impediscano di farlo è indipendente dalla nostra volontà. In ogni caso è nostro dovere morale agire per la massima riduzione del nostro impatto sugli altri animali

ciao

adriano
Avatar utente
Adriano
Site Owner
 
Msg.: 1422
Iscritto il: venerdì 14 luglio 2006, 15:23

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - martedì 2 novembre 2010, 13:24 da [Leo]
L'argomento è interessante, andrebbe però visto da un punto di vista della volontà dell'individuo e dei suoi limiti, come dice Adriano. Riguardo all'esempio dell'insalata e degli insetti uccisi durante la coltivazione ad esempio va tenuto conto che l'individuo umano deve necessariamente alimentarsi per sopravvivere, non ha libertà di scelta. Poichè può farlo utilizzando solo vegetali può compiere la scelta vegana, che diminuisce al minimo il numero di animali sfruttati e uccisi, infatti gli insetti morirebbero anche nella coltivazione dei cereali per l'allevamento, in quantità maggiore. Stesso discorso va fatto per la difesa nei confronti di un predatore o di una zanzara. La sopravvivenza ci preclude la scelta, l'autodifesa è un istinto. Priviamo lui del cibo, magari portandolo alla morte per fame, ma non per una nostra libera scelta. E' la natura che ha scelto per noi. Qualunque discorso, secondo me, non può esulare dalle regole della natura e quindi dei limiti fisici delle specie. Sono le stesse regole della natura che definiscono antispecista un individuo erbivoro/frugivoro che liberamente sceglie di cibarsi di carne (contro natura o in ogni caso in una situazione di libertà di scelta) potendolo anche non fare. Rispettare le peculiarità delle specie, anche questo secondo me dovrebbe far parte dell'antispecismo. Costringere una mucca a mangiar carne ad esempio o imporre comportamenti arbitrari, o della mia specie o di altre, ad animali di altre specie è specismo. Innanzitutto perchè causa sofferenza all'individuo, direttamente (privando l'animale dell'habitat, delle sue abitudini e delle sue necessità basilari) o indirettamente (insorgenza di malattie), o alla specie stessa (sterilità, morte dei piccoli, rischio di estinzione). Più che nell'uccidere gli insetti camminando o mangiando l'insalata vedo un comportamento specista ad esempio nel voler "addomesticare" alcuni animali, obbligandoli a vivere sul cemento, obbligandoli ad adeguarsi ai nostri stili di vita, senza lasciar loro altra possibilità. La cementificazione e la deforestazione sono azioni speciste, nonostante spesso vengano ignorate dal mondo animalista. Così come tutte le azioni arbitrarie dell'uomo che non rispettano le altre specie.

Leo
[Leo]
junior
 
Msg.: 144
Iscritto il: martedì 28 settembre 2010, 15:12

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - mercoledì 3 novembre 2010, 19:02 da Adriano
Sicuramente è il concetto del MINOR DANNO POSSIBILE che deve condurci nella pratica quotidiana antispecista. Ciò coinvolge chiaramente ogni attività umana che dovrebbe essere rimodellata secondo tale criterio, solo così potremmo avvicinarci realmente alla filosofia antispecista facendola divenire realtà.
Ciò per non deve essere utilizzato come giustificazione morale per considerare la propria condizione come l'ottimale: un antispecista è alla perenne ricerca di una situazione di miglioramento e di nuove soluzioni, ciò permette anche di avere una visione teorica anch'essa in evoluzione costante.

Adriano
Avatar utente
Adriano
Site Owner
 
Msg.: 1422
Iscritto il: venerdì 14 luglio 2006, 15:23

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - martedì 5 aprile 2011, 14:03 da mammafelice
Bè, io parlo per me, non per "l'antispecismo". Da un punto di vista teorico io per prima considero uguale ogni forma di vita e non mi permetterei mai di uccidere volontariamente una formica, così come non uccido un cane.
Però è un dato di fatto innegabile che ogni volta che prendo la macchina probabilmente di insettini ne faccio fuori a iosa, mentre di cani no. Sull'involontario non credo serva fare filosofia stretta.
Poi c'è la mia personale scala di "valori" che non è detto sia giusta o debba corrispondere a quella degli altri, ma è dettata dalle mie esperienze unite al mio sentire.
Ti faccio un esempio: io adoro gli anfibi ed abbiamo diversi stagni in giardino con rane, rospi e tritoni, tutti liberi e autonomi, che si riproducono, mangiano a vicenda o con altre bestiole, muoiono.
Obiettivamente l'uovo di rane nasce buttato in un numero enorme di altre uova perchè una buona parte saranno mangiate quando ancora uova e una parte ancora più grande sarà predata da girino. Anche la mortalità del neometamorfosato che affronta la vita terrestre è altissima. Ma per questo le rane depongono migliaia di uova per volta, diciamo che è la loro "natura" morire così facilmente, mentre un capriolo fa un cucciolo l'anno. Investe un sacco di energie e di potenziale in quell'unico cucciolo. La selezione agisce in modo del tutto diverso sui due individui: nel primo caso la selezione avviene sul numero, sulla rapidità e sulla risposta della specie all'ambiente; nel secondo caso la selezione agirà prevalentemente sulla "qualità" dell'individuo. Ma non voglio perdermi a parlare di selezione naturale.
Il punto è che sono terribilmente abituata a vedere girini divorati da larve di libellula a iosa o api che ti vengono a pungere se passi lì vicino sacrificandosi per l'alveare (idem le formiche), animali che, in quanto singoli, non avranno nemmeno mai la possibilità di riprodursi e vivono una vita tarata sul grande numero di individui della colonia...
sarei ipocrita se dicessi che vedere un'ape che va a sbattere mortalmente contro il vetro della macchina mi fa male al cuore come vedere un capriolo investito!
Ma non perchè non rispetto l'ape, ma perchè trovo che le due specie siano proprio diverse in quanto ad individualità dei singoli e "adattamento", se così si può dire, alla frequente morte dei singoli individui.
Poi naturalmente sapere che il capriolo è un mammifero, che magari lascia un cucciolo in attesa della mamma e che da solo morirà, tocca corde che, umanamente, sono più simili alle mia.
Ma non vuol dire che non penso all'insetto.
Sono certa che limitare all'essenziale l'uso della macchina (e la velocità) sia importante e che favorire le forme di coltivazione meno invasive per l'ambiente e non contribuire al disboscamento siano tutte cose essenziali per limitare anche i danni indiretti anche alle più piccole o semplici delle specie.
Ma, mi ripeto, per me il concetto di antispecismo rappresenta l'intenzione, la sistematicità di un comportamento.
Non posso escludere, anche facendo attenzione, che un giorno io possa investire per sbaglio un animale. In quel caso sarò infinitamente dispiaciuta, ma non credo che meriterei comunque l'appellativo di specista.
Non so se mi sono spiegata....
Avatar utente
mammafelice
Moderatrice
 
Msg.: 3530
Iscritto il: martedì 18 dicembre 2007, 10:52
Località: provincia di torino

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - domenica 10 aprile 2011, 16:24 da Canaan
Mammafelice capisco benissimo quello che dici solo che forse se ti pongo la questione in questo modo capirai meglio qual'è il problema che voglio evidenziare: tu ritieni che sia giusto evitare un'intenzione sbagliata o una conseguenza negativa?
La domanda vuole chiedersi se l'obiettivo dell'antispecismo debba essere quello di abolire comportamenti definiti specisti (come l'uccidere volontariamente un'animale) oppure,diversamente e più radicalmente, di abolire degli effetti negativi (come la morte degli animali in seguito all'agricoltura o al disboscamento).
Sei sicura che la morte delle api dovuta all'uso della macchina sia meno negativa della morte delle api dovuta alla raccolta del miele solo perchè nel primo caso non c'è reale intenzionalità da parte dell'individuo? Sei sicura che non dovremmo invece mettere al primo posto la consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni al fine di evitarle o modificarle, prima di chiederci se tale azione è dovuta a tentativi intenzionali di uccisione/limitazione di altre specie?
Attrito.com:giornale on-line di riflessione e informazione critica
-------
"Che cos'è un cuore misericordioso?
E' l'incendio del cuore per ogni creatura:per gli uomini,per gli uccelli,per le bestie e per tutto ciò che esiste.Al loro ricordo e alla loro vista,gli occhi versano lacrime,per la violenza della misericordia che stringe il suo cuore a motivo della grande compassione.
Il cuore si scioglie e non può sopportare di udire o vedere un danno o una piccola sofferenza di qualche creatura
."
Isacco di Ninive
Avatar utente
Canaan
utente senior
 
Msg.: 208
Iscritto il: sabato 3 ottobre 2009, 17:35
Località: Palermo

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - domenica 10 aprile 2011, 16:52 da Canaan
(questo pezzo andava aggiunto al post precedente)
La questione,posta in questa chiave, si risolverebbe a favore del veganismo ad esempio in base alla motivazione data da leo che vede la suddetta scelta come migliore a quella onnivora perchè comunque verrebbero uccisi insetti per la coltivazione dei cereali o del foraggio destinati agli animali di allevamento (ho fatto delle ricerche consultando siti di allevatori dai quali è emerso che è materialmente impossibile evitare di coltivare anche una piccola parte di mangimi per animali,anche se si alleva nel modo più biologico possibile,perchè semplicemente il pascolo ha dei periodi in cui non rende e si è costretti a nutrire l'animale con dei supplementi,oltre al fatto che se mangiasse solo erba sarebbe molto più magro e quindi darebbe meno carne) e sembra abbastanza attendibile che un mondo vegan non richiederebbe coltivazioni in numero maggiore a quelle richieste per una dieta onnivora (dal punto di vista delle coltivazioni per gli animali). Ma attenzione che se il numero richiesto fosse invece maggiore,arriveremmo al paradosso che con una dieta vegan si uccidono probabilmente più animali che con una dieta onnivora!
Un'altra considerazione potrebbe essere quella basata ad esempio sul fatto che è un minor male uccidere degli animali liberi e non sfruttati piuttosto che animali sfruttati e uccisi appositamente (questa considerazione fa leva sull'argomentazione presentata molto bene nel manifesto antispecista e che consiste semplicemente nel ritenere immorale il disporre della vita,del lavoro e della libertà di altri esseri senzienti).
In aggiunta a tutto questo,lo sviluppo di pratiche che potrebbero diminuire il danno andrebbero necessariamente incoraggiate:ad esempio,le tecniche di agricoltura sinergica non richiedono l'aratura e la sradicazione delle piante vecchie che certo causa delle morti e inoltre credo (chi lo sa confermi o neghi) si usi coltivare dei fiori vicino alle colture per evitare che si avvicinino i parassiti.

Questi esempi che ho fatto non voglio utilizzarli per pura voglia di demolire ma al contrario per cercare di fare una scelta di vita che abbia un reale senso dal punto di vista razionale e non sia mero emotivismo,altrimenti non c'è nessun motivo di fare qualcosa che non riesce ad essere coerente con l'obiettivo che si è prefissata.
Attrito.com:giornale on-line di riflessione e informazione critica
-------
"Che cos'è un cuore misericordioso?
E' l'incendio del cuore per ogni creatura:per gli uomini,per gli uccelli,per le bestie e per tutto ciò che esiste.Al loro ricordo e alla loro vista,gli occhi versano lacrime,per la violenza della misericordia che stringe il suo cuore a motivo della grande compassione.
Il cuore si scioglie e non può sopportare di udire o vedere un danno o una piccola sofferenza di qualche creatura
."
Isacco di Ninive
Avatar utente
Canaan
utente senior
 
Msg.: 208
Iscritto il: sabato 3 ottobre 2009, 17:35
Località: Palermo

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - giovedì 14 aprile 2011, 10:58 da [Leo]
Canaan ha scritto:Mammafelice capisco benissimo quello che dici solo che forse se ti pongo la questione in questo modo capirai meglio qual'è il problema che voglio evidenziare: tu ritieni che sia giusto evitare un'intenzione sbagliata o una conseguenza negativa?
La domanda vuole chiedersi se l'obiettivo dell'antispecismo debba essere quello di abolire comportamenti definiti specisti (come l'uccidere volontariamente un'animale) oppure,diversamente e più radicalmente, di abolire degli effetti negativi (come la morte degli animali in seguito all'agricoltura o al disboscamento).
Sei sicura che la morte delle api dovuta all'uso della macchina sia meno negativa della morte delle api dovuta alla raccolta del miele solo perchè nel primo caso non c'è reale intenzionalità da parte dell'individuo? Sei sicura che non dovremmo invece mettere al primo posto la consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni al fine di evitarle o modificarle, prima di chiederci se tale azione è dovuta a tentativi intenzionali di uccisione/limitazione di altre specie?


Non è vero che non c'è reale intenzionalità da parte dell'individuo una volta che lo stesso individuo è a conoscenza degli effetti delle sue azioni. Potrebbe anche non esserci intenzionalità (di causare sofferenza) nel mangiare una bistecca da parte dell'individuo medio, vittima della dissociazione bistecca/animale che la nostra società causa. Eppure molti vegani sono pronti ad accusare, ancora prima di informare. L'intenzione è sbagliata perchè causa una conseguenze negativa, quindi le due cose coincidono. Ovviamente una volta che è caduto l'alibi dell'ignoranza di cui gode l'uomo nella nostra disinformata società.
Il problema andrebbe spostato su un altro livello, ovvero se una nostra azione che ha conseguenze negative sia evitabile o meno. Mangiare carne è evitabile? Certamente. Mangiare i prodotti dell'agricoltura industriale lo è? No, perchè non tutti possono permettersi di avere una terra e di coltivarla usando agricoltura biologica, permacultura o altri metodi più rispettosi di ambiente e animali. Il disboscamento è evitabile? In parte, quando scegliamo alcuni prodotti che lo causano e che sono evitabili. Questo a livello personale, a livello CULTURALE e POLITICO invece si può fare qualcosa. Ignorare consapevolmente i problemi della deforestazione e le sue cause, non fare assolutamente nulla per impedirlo, non prendere una posizione contro certe politiche di distruzione o addirittura remare contro chi cerca di fare qualcosa (come fanno alcune associazioni "animaliste") è intenzionale e grave quanto il mangiare una bistecca. Inoltre a un livello ancora più generale è sempre intenzionale e grave voler mantenere le attuali abitudini consumistiche e gli attuali meccanismi di produzione industriale che sono una delle principali cause di distruzione della natura e degli ANIMALI. Magari con la scusa apatica del "è così, cosa possiamo farci" oppure "è utopistico cambiare le cose", applicabile benissimo a questo punto al veganesimo, al rispetto degli animali, alla fine del loro sfruttamento. Chi si rassegna è complice.

Leo
[Leo]
junior
 
Msg.: 144
Iscritto il: martedì 28 settembre 2010, 15:12

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - giovedì 14 aprile 2011, 14:05 da mammafelice
Quoto Leo. ma di certo l'argomento è complesso e lungo (per non dire infinito).
Di certo finchè c'è l'ignoranza non c'è intenzionalità (a meno che però sia un'ignoranza "voluta", come tanti onnivori che conosco che si rifiutano di vedere la morte di ciò che hanno nel piatto).
Dal momento che so una cosa, se posso evitare lo faccio, se non posso evitarlo non è più "colpa" mia.
Certo il limite è labile! Per esempio, pur non essendo io particolarmente toccata dalla morte di un'ape sul vetro dell'auto, evito il miele, perchè posso tranquillamente evitarlo e sostituirlo con altro, mentre per ora mi è più difficile fare del tutto a meno dell'automobile. ma suppongo che dal punto di vista pratico avrebbe senz'altro un impatto mooolto maggiore lo smettere di prendere l'auto!
Però è proprio per non perdermi, letteralmente, in questi ragionamenti, che personalmente ritengo comunque utile sapere quali animali hanno, per caratteristiche del sistema nervoso centrale, una consapevolezza e una capacità di soffrire che me li fa mettere al primo posto e quali, obiettivamente no.
Poi c'è la consapevolezza del fatto che mangiando i vegetali direttamente si uccide indirettamente meno insettini e simili che non mangiando carne, che ha mangiato mangimi, come già ricordato.
Infine c'è la consapevolezza di voler difendere l'ambiente nel suo complesso e da qui il tentativo di minimizzare l'uso dell'auto, dei consumi, degli sprechi, degli inquinanti, dei prodotti che causano disboscamento, per quanto possibile.
Avatar utente
mammafelice
Moderatrice
 
Msg.: 3530
Iscritto il: martedì 18 dicembre 2007, 10:52
Località: provincia di torino

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - giovedì 14 aprile 2011, 16:37 da Canaan
mammafelice ha scritto:personalmente ritengo comunque utile sapere quali animali hanno, per caratteristiche del sistema nervoso centrale, una consapevolezza e una capacità di soffrire che me li fa mettere al primo posto e quali, obiettivamente no.


Non è un'accusa di incoerenza ma mi chiedo se questa affermazione possa essere considerata antispecista visto che il "mettere al primo posto" dovrebbe essere una caratteristica fondamentale dello specismo,o sbaglio?
Attrito.com:giornale on-line di riflessione e informazione critica
-------
"Che cos'è un cuore misericordioso?
E' l'incendio del cuore per ogni creatura:per gli uomini,per gli uccelli,per le bestie e per tutto ciò che esiste.Al loro ricordo e alla loro vista,gli occhi versano lacrime,per la violenza della misericordia che stringe il suo cuore a motivo della grande compassione.
Il cuore si scioglie e non può sopportare di udire o vedere un danno o una piccola sofferenza di qualche creatura
."
Isacco di Ninive
Avatar utente
Canaan
utente senior
 
Msg.: 208
Iscritto il: sabato 3 ottobre 2009, 17:35
Località: Palermo

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - giovedì 14 aprile 2011, 17:50 da mammafelice
Canaan ha scritto:
mammafelice ha scritto:personalmente ritengo comunque utile sapere quali animali hanno, per caratteristiche del sistema nervoso centrale, una consapevolezza e una capacità di soffrire che me li fa mettere al primo posto e quali, obiettivamente no.


Non è un'accusa di incoerenza ma mi chiedo se questa affermazione possa essere considerata antispecista visto che il "mettere al primo posto" dovrebbe essere una caratteristica fondamentale dello specismo,o sbaglio?


Sì e no (sempre come opinione personale ed opinabile :-D ), nel senso che la capacità di soffrire è, per il momento, dimostrabile con relativa certezza ed è quindi un criterio scientifico e non basato sull'impatto emotivo dell'animale sull'uomo (molti per esempio non hanno impressione o empatia per i pesci, ma la scienza li ha dimostrati capacissimi di soffrire ed anche di comportamenti sociali e complessi). Certo è sempre un criterio "umano" e quindi non universale. Ma del resto io umana sono e col mio umano cervello cerco di venire a capo di queste cose...
In ogni caso è un "mettere al primo posto" sempre relativo: come ho scritto riguarda il mio personale bisogno di non impazzire e poco altro. Sono ugualmente contraria all'uccisione di vitelli così come all'uccisione di bachi da seta e naturalmente boicotto entrambi. Così come non sopporto la collezione di insetti veri come se ne vedono ultimamente in edicola. Queste sono morti inutili, volontarie e dettate dalla convinzione di poter USARE le altre specie e quindi, per me, speciste.
Un criterio mi serve, a me, per dare un ordine di priorità alle scelte della mia vita quotidiana che causano morte in maniera indiretta e involontaria, dal momento che, salvo completa paranoia, io non sono psicologicamente e materialmente in grado di considerare tutti, ma proprio tutti i fattori in gioco e di pensare a tutto ogni volta che faccio un passo.
Credo sia ragionevole supporre che anche per gli altri esseri umani un livello assoluto di onniscenza e attenzione sia impossibile ;-)
Avatar utente
mammafelice
Moderatrice
 
Msg.: 3530
Iscritto il: martedì 18 dicembre 2007, 10:52
Località: provincia di torino

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - venerdì 10 giugno 2011, 0:59 da telin
Ciao a tutti :)
A mio modo di vedere serve come dice Adriano, intendersi sulle parole, così faccio una breve premessa.
Io distinguo ANTIspecismo (la lotta attiva allo specismo, fatta di pratiche ed ideali) dall'Aspecismo (assenza di specismo).
Per intendersi io mi definisco antispecista ma non sento di potermi dire aspecista perché è un dato di fatto: sono invischiata come tutti in un sistema specista e in una maniera o nell'altra, alle volte mediando verso dei miglioramenti, partecipo più o meno consapevolmente o volutamente.
Detto questo, per me è importante il ruolo giocato dal dominio nel definire lo specismo.
Non chiamo né considero specismo l'uccisione di un animale nonumano, perché non è l'uccisione stessa l'atto specista, bensì la ragione che la motiva.
Non credo che i leoni siano specisti nel far fuori le gazzelle anche se magari con le tigri non ci provano neanche a fare banchetto.

La questione del dominio è sicuramente complessa, ma per me è fondamentale nel definire lo specismo che di fatto è un paradigma piramidale piuttosto semplice rappresentante le specie e che legittima ed alimenta il dominio di alcuni individui su altri individui.
Considero "specismo" la discriminazione (ed il derivante dominio), prima di tutto come espressione dell'identificazione di una qualsiasi alterità che implichi discriminazione morale, cioè, a partire dal tema stesso della parola (specie) non in quanto specie "biologica" ma in quanto "tipo" (definito "specie" quando indentificabile da differenze facilmente distinguibili o anche visibili), il che amplia parecchio il range di ciò che chiamo "specismo".
A questo punto entra in gioco il chiarire cosa ritengo dominio e cioè l'unica cosa che ritengo davvero deprecabile, perché sempre tradotta in qualche azione inaccettabile verso l'"inferiore" o il "dominato" di turno.
Il dominio è l'assenza di conflitto. E' quell'illusione in cui viviamo da parecchio tempo, consolidatasi grazie all'avvento di tecnologie e risorse quali il petrolio, che ci fa credere di poter accumulare potenza (o potere) per esercitare una pressione su altre forze ( o volontà altrui) tali da annientarle. Impedire l'autodeterminazione, cosa che richiede una certa potenza accumulata, è in assoluto dominio.
L'animale che nasce in gabbia è dominato. Il potere che ho strategicamente accumulato creando una gabbia da cui non possa neppure tentare di fuggire è dominio.
Il non uccidere direttamente un altro individuo ma delegare qualcuno che è stato strategicamente "potenziato" per farlo, mentre la vittima è stata depotenziata (o disarmata, o narcotizzata, a seconda del caso, etc...) è dominio.
Il costruire una intera società rafforzando delle istituzioni volte a depotenziare taluni potenziando altri, così che questi ultimi possano liberamente sfruttare i primi è dominio. E così via...
Io mi sforzo di combattere (anti) lo specismo. Lo faccio sopratutto perché penso che lo specismo (che appunto non è l'uccisione o la predazione di un individuo animale rispetto ad un altro, ma la più prolifica matrice del dominio in generale) non sia un fenomeno "naturale" bensì al contrario, culturale, e che in assoluto, non essendo noi predatori naturali ma solo culturali, ne siamo vittime a nostra volta.
Per tale motivo ritengo che uno mondo aspecista sia possibile. Sradicando culturalmente lo specismo che fomenta e legittima l'idelogia del dominio e le sue espressioni, credo che si tornerebbe ad accettare il conflitto ed a gestirlo in maniera che non esito a chiamare più "salubre".
Accettare il conflitto credo significhi in fondo accettare la morte, il rischio di morire, la vita per quella che è:
Qualcuno parlava del tornare ad essere prede...è una questione che andrebbe approfondita a parte, ma credo che gli umani non debbano temere tutta 'sta predazione naturale. Almeno... i dinosauri non ci sono più, non sono molti gli animali che ci possono fare la festa facilmente, neppure ad armi pari. Proabilmente moriremmo meno da prede di quanto non moriamo ora in incidenti stradali :pukeleft:
La questione della sofferenza è rilevante ovviamente, ma diciamo che è già una finezza rispetto alle grossolane quanto più pressanti implicazioni del dominio. Diventa rilevante quando rimosso l'esercizio di qualsiasi forma di dominio, vado a cercare di gestire il meglio possibile il conflitto visto che, in quanto animale empatico, l'umano secondo me trae maggiore beneficio dall'armonizzare e dal non indurre sofferenza. Ma la vita stessa prevede conflitti che quasi mai sono deprecabili in quanto tali. Si verificano e basta.
Ripensare il mondo in questi termini non è facile, ma è assolutamente possibile e credo che sarebbe assolutamente meraviglioso!
Mi ero ripromessa di parlare poco, ma è così difficile con questi temi! Se stringi troppo non si capisce una mazza, se entri nel dettaglio ti tocca far perdere la vista a chi ha voglia di leggerti...scusate!


Me ne vado a dormire va :)
Ciao!
Telina

"...per quanto debole possa essere l'influenza della mia voce negli affari pubblici, il diritto di votare su di essi è sufficiente ad impormi il dovere di istruirmi in materia." J. J. Russeau.
http://www.antispecismo.net
Avatar utente
telin
utente senior
 
Msg.: 1380
Iscritto il: venerdì 18 maggio 2007, 23:27
Località: Marina di Carrara

Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - lunedì 13 giugno 2011, 15:03 da Canaan
Ottimo commento Telin,dissento soltanto sul giudizio sul conflitto: fa parte della vita certo,ma io aggiungerei la parola "purtroppo" in quanto non è un qualcosa che apprezzo de elogio ;-)
Attrito.com:giornale on-line di riflessione e informazione critica
-------
"Che cos'è un cuore misericordioso?
E' l'incendio del cuore per ogni creatura:per gli uomini,per gli uccelli,per le bestie e per tutto ciò che esiste.Al loro ricordo e alla loro vista,gli occhi versano lacrime,per la violenza della misericordia che stringe il suo cuore a motivo della grande compassione.
Il cuore si scioglie e non può sopportare di udire o vedere un danno o una piccola sofferenza di qualche creatura
."
Isacco di Ninive
Avatar utente
Canaan
utente senior
 
Msg.: 208
Iscritto il: sabato 3 ottobre 2009, 17:35
Località: Palermo

Precedente

Torna a Antispecismo

Chi c’è in linea
Visitano il forum: Nessuno e 2 ospiti