Antispecismo.E' realmente possibile?

Teoria e pratica antispecista, società ed antispecismo, filosofia e politica antispecista

Moderatore: Adriano

Antispecismo.E' realmente possibile? - venerdì 19 febbraio 2010, 21:34 da Canaan
So che il titolo della discussione appare provocatorio,ancora di più nella sezione apposita.Vi assicuro che non lo è.Mi legherò a questa discussione:http://www.forumetici.it/viewtopic.php?f=38&t=12374 che tratta dello stesso argomento.
Ho aperto questa discussione per presentare la posizione che sostengo e che è conseguenza di una riflessione che mi ha portato a ritenere impossibile essere antispecisti.Voglio condividerla per stimolare una riflessione che ritengo doverosa e necessaria per ogni antispecista.
Mi appiglio al discorso delle piante e delle opere di bonifica che causano la morte di insetti e lombrichi aggiungendone altre come l'agricoltura.Quest'ultima,come le prime,sono attività necessarie alla sopravvivenza dell'essere umano;se non le facciamo non possiamo vivere.
Vi farò un esempio tratto dalla mia esperienza:sono stato quest'estate in una cooperativa e lavorando la terra ho potuto vedere con i miei occhi quanti piccoli insetti venivano calpestati e uccisi durante la distruzione delle "erbacce" (cioè piante per noi dannose sulle quali vivono altri insetti).Non parliamo poi della raccolta della legna:i tronchi erano pieni di formiche,se cercavi di toglierle con le mani le facevi a pezzi perchè restano attaccate con le zampette,se le lasciavi nel tronco erano destinate ad essere bruciate nel camino.
Ora,posto che queste attività sono,come già detto,necessarie alla nostra vita,se ne deduce che per noi è,PURTROPPO,necessario uccidere altre vite per vivere.E' la realtà che è così,la natura ha fatto in modo che fosse così.Non è colpa nostra e non ci possiamo fare niente.E’ triste,lo so e ne sono anche io sconvolto,ma purtroppo è la realtà.
Ecco allora il perchè ritengo che non si possa essere antispecisti ma "riduttori di sofferenza" anche se il termine suona male.La questione però,sollevata da mamma felice nella discussione che ho linkato,è:di chi ridurrò la sofferenza?A chi non farò del male,chi non ucciderò?
Mio figlio o i pidocchi che gli sono spuntati in testa?Il mio gatto o le pulci che gli si sono attaccate addosso?Teoricamente,non potendo salvare entrambi,dovrei sacrificare il minor numero di individui,per quanto crudele sembri questa opzione.Chi però ucciderebbe un cane o un bambino per salvare le decine di pulci o pidocchi,specie antispecisticamente alla pari dei primi due?Citando Adriano:

E' per questo che solitamente rispondo che in quanto antispecista tento di fare il minor danno possibile, quando e se qualcuno potrà aprire nuove vie di conoscenza sul mondo vegetale dimostrando che le piante provano dolore, e non si limitino solo allo stato di sofferenza biologica, allora amplieremo il concetto di antispecismo


Se lo faremo,dovremo estinguerci dal pianeta.Includendo anche le piante tra gli esseri senzienti,e dunque non uccidendole più,come faremo a vivere?Semplice:non potremo.
Ritengo debole anche l'argomento del sistema nervoso,perchè qualcuno potrebbe rispondere che basterebbe anestetizzare(realmente) l'essere vivente prima dell'uccisione.Se si controbatte dicendo che ha diritto alla vita in quanto essere senziente torniamo a dover riconoscere diritto anche a quegli esseri che non possiamo fare a meno di uccidere,e così entriamo in un circolo vizioso.

Ho paura che l'antispecismo condanni la concezione di "specie a cui dedicare una maggiore attenzione",definendola appunto specismo, perchè la ritiene unita alla concezione che giustifica lo sfruttamento e il maltrattamento da parte dell'uomo degli altri animali in nome del semplice fatto che all'uomo è riservata un'attenzione maggiore.Dalle considerazioni che ho fornito,mi sembra che dobbiamo concludere che è impossibile non fare distinzioni tra le specie.Ma vorrei porre l'attenzione sul fatto che anteporre la sopravvivenza umana a quella di altre specie,come i già citati insetti o piante,e dunque fare distinzioni,NON implica la violenza della prima su altre che possono,anzi devono essere benissimo salvaguardate e lasciate vivere,e che anzi è questo un dovere etico che per secoli,troppi,abbiamo sottovalutato.
Ecco allora che la mia proposta è di ridurre sì al minimo le sofferenze degli altri esseri viventi ma introducendo,per necessità dettate dai limiti della natura,una selezione basata su un qualcosa che anche se suona terribile non riesco a definire diversamente da “scala di priorità”.E questa scala mi sembra l’unico modo possibile per vivere sulla Terra senza essere distruttori e senza doverci estinguere per non dover danneggiare ogni singola forma di vita.Aggiungerei che ai non umani non farà problema essere da noi posti in una scala perché semplicemente non lo sapranno e non ne soffriranno in alcun modo.Una formica non soffre se noi non la amiamo,soffre se noi le facciamo del male.Questo lo dico in riferimento all’antispecismo che ritiene sbagliata e denigratoria la sola concezione ideologica secondo la quale ci sarebbero delle specie che si possono uccidere e altre che non si possono uccidere:questa concezione è infatti sbagliata se implica conseguenze negative su qualcuno,ma nessuna pianta soffrirà se la considereremo “sacrificabile” per la vita umana;soffrirà uccidendola,ma questo,come ho già illustrato,è necessario per vivere.
Se non faremo così resteremo nel paradosso presentato dall'agricoltura,dalla raccolta della legna,o dal bambino con i pidocchi.

Queste,in sostanza,sono le conclusioni a cui sono giunto,e voglio condividerle con voi.
Spero che non verrò considerato insensibile,irrispettoso o quant'altro.Sono anch'io vegetariano e ho come voi a cuore i non umani.
Se ritenete che ci sia una soluzione diversa,vi prego di farmelo sapere:io,purtroppo,non la trovo.

Canaan
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E' l'incendio del cuore per ogni creatura:per gli uomini,per gli uccelli,per le bestie e per tutto ciò che esiste.Al loro ricordo e alla loro vista,gli occhi versano lacrime,per la violenza della misericordia che stringe il suo cuore a motivo della grande compassione.
Il cuore si scioglie e non può sopportare di udire o vedere un danno o una piccola sofferenza di qualche creatura
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - lunedì 22 febbraio 2010, 13:28 da aldo-sottofattori
interessante questo post che vedo solo ora. Mi ha richiamato alla mente un articolo per certi versi simile piuttosto vecchio, ma interessante ma rimasto pressoche' ignorato: "Vegan? Non basta ancora!"

www.liberazioni.org/ra/ra/officina030.html

aldo
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - lunedì 22 febbraio 2010, 15:54 da mammafelice
Getto un sasso a farvore del SNC (ossia della capacità di soffrire e quindi del desiderio di vivere senza sofferenza) come criterio per ora valido, o perlomeno abbastanza. Tu dici che, valutando solo la capacità di soofrire, basterebbe fare l'anestesia prima. In parte è vero. Idealmente, ma nella pratica sappiamo tutti che sarebbe impossibile farla, in primo luogo, e in secondo luogo che l'anestesia non potrebbe impedire la sofferenza fisica e psicologica della vita in allevamento, per esempio.
Ma per me il punto è non solo questo, è una questione anche filosofica o ideologica: supponendo un essere umano incapace di soffrire per difetto genetico (cosa che peraltro esiste), non possiamo certo ritenerlo motivo sufficiente per considerare quell'essere umano privo dei suoi diritti. Per me il discorso è: se quell'animale ha la capacità fisica di soffrire ed un cervello "evoluto" (inteso non in senso di evoluzione verso il positico, ma solo in senso scientifico di maggiore complessità) in grado di avere delle preferenze, di ricercare le condizioni ottimali ottimali, di desiderare il soddisfacimento dei bisogni sociali oltre che fisici, ebbene quell'animale ha, quando possibile, tutto il diritto a compiere questo suo cammino.
Certo può capitare di non riuscire sempre ad evitare la morte, la ricerca della perfezione rischia di paralizzare qualunque cosa, ma posso evitarla finchè posso e laddove non posso (per esmpio come giustamente scrivi tu io devo mangiare) scelgo il male minore. Coltivare l'insalata probabilmente causa la morte accidentale di vari insettini. Ma quegli insettini hanno vissuto liberi e, con tutto il rispetto per gli insetti (e qui mi riallaccio al discorso del post che avevo cominciato io), ritengo inferiore la sofferenza di un insetto che non ha praticamente relazioni sociali ed ha una vita meccanicamente guidata dall'istinto, rispetto alla capacità di vita sociale e affettiva di un mammifero.
Attenzione che non sto scrivendo che non me ne importa nulla dell'insetto, dico solo che nel momento in cui devo scegliere, la morte accidentale di insetti mi sembra comunque il male minore (diciamo decisamente minore).
In questo senso condivido il tuo essere "riduttori di sofferenza". Allo stesso tempo, pur non riuscendo forse ad applicarlo o meglio a viverlo alla lettera, ritengo l'antispecismo una filosofia forte ed importante, nel senso che è una direzione, un'idea. Poi la vita è tutta un compromesso, un cercare di avvicinarsi all'ideali giorno per giorno.
idealmente credo che ogni forma di vita merita rispetto e, appunto, vita. Ma poi abbiamo facoltà di pensiero, capacità di distinguere le situazioni. Credo anche io che una "scala di priorità", benchè concetto forse poco carino, sia utile e importante nella vita reale. E per questo mi chiedevo quale fosse la "scaletta" secondo la filosofia antispecista.
E' triste scriverlo, ma in fondo, nella vita vera, intendo compresa tutta la marea di altre persone nel mondo, siamo così lontani dall'antispecismo che cominciare a "promuoverlo" e richiederlo per gli animali superiori (quindi mammiferi, pesci) sarebbe già un miracolo.
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - martedì 23 febbraio 2010, 15:32 da Canaan
Anche il preservare un essere in quanto capace di relazioni non può fare a meno di una scala.
L'articolo postato da Aldo fa vedere quanti animali si ammalino o muoiano in seguito al disboscamento,perchè non reggono allo shock del cambio di habitat;in pratica è come se noi venissimo all'improvviso buttati fuori da casa,un pò quello che sperimenta chi è vittima del terremoto,cosa peraltro arrivata purtroppo ai nostri occhi recentemente(Haiti).Ora,dovremmo preservare la relazione di un essere con il suo habitat,ma anche questo non è possibile farlo al cento per cento.Perchè dovremmo distruggere e alterare le relazioni di un koala o di un uccello per salvaguardare quelle umane?Perchè dovremmo abbattere le loro case,cioè gli alberi,per creare oggetti più o meno necessari per la nostra vita come libri,mobili,parquet?Semplice,perchè,ancora una volta lo ripeto con tristezza, siamo costretti a farlo.
Possiamo sì ridurre gli sprechi eccetera ma ridurre al massimo la violenza su altre specie,quello purtroppo no.
E' l'altra faccia della natura,quella violenta,cosa che non possiamo in alcun modo nè cambiare nè spiegare.
Per questo vorrei far riflettere chi attacca senza molti problemi i carnivori definendoli mostruosi e insensibili ricordando che l'origine del mangiare animali è legata a una necessità di sopravvivenza in un mondo difficile da vivere e comprendere e che per certi versi ispira questo tipo di comportamento.Con questo ovviamente non giustifico il gesto perchè se nelle nostre potenzialità è presente la possibilità di ridurre la sofferenza e l'impatto sugli altri abitanti del pianeta penso che sia un dovere etico il farlo ed è un dovere gratuito definibile con compassione,sentimento di appartenenza alla stessa terra,consapevolezza di vivere gli stessi problemi,ma non attacchiamo chi non ha ancora abbracciato questo sentimento,piuttosto esortiamolo con decisione a farlo,puntando sul suo essere umano come noi e dunque sulla sua stessa possibilità di comprendere il problema come abbiamo fatto noi,ricordandoci sempre di non avere la possibilità di cambiare la struttura fisica e genetica dell'universo ma soltanto di poterla modificare al meglio.In fondo,anche noi siamo figli dell'universo,e penso lo sia anche la nostra compassione.
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - giovedì 27 maggio 2010, 2:02 da Tree of Freedom
Io considero l'anispecismo la lotta contro lo specismo e quindoi contro l'antropocentrismo...quindi contro la civilizzazione che rappresenta la domesticazione di ogni forma vivente, compreso l'essere umano stesso. Molto spesso mi è stato detto di andarmene in mezzo ai selvaggi ma per due ragioni sono anora qui:
primo perchè sono figlia io stessa di quesa società e in mezzo ad un popolo selvaggio non potrei non portarmi tutto il mio pesante bagaglio di mentalità condizionata dalla civilizzazione, secondo perchè rimanere qui significa combattere contro questo sistema di sfruttamento, scapprare nelle foresta, certo sarebbe bello ma da lì non potrei contrastare ciò che inevitabilmente distruggerà queste splendide forme selvagge. Certo se pensassi in termini individuali della mia singola esistenza dovrei farlo ma il problema è che ci sono in ballo altre vite e che scappare da quesro scenario di disttruzione non fermerà l'avanzata prepotente del profitto. La tensione che sento in corpo inevitabilmente è figlia di quesrto sistema, raggiungere la pace dell'amazzonia significherebbe provare a dimenticare ciò che succede nel resto del mondo il che mi è impossibile...quindi vivrei un senso di angoscia maggiore perchè invece di provare ad essere un granello di sabbia nell'ingranaggio di questo sistema mostruoso lascerei il campo di battaglia e con esso tutti quegli esseri sfruttati e torturati in nome della supremazia umana.

Ecco come vedo l'antispecismo.
Non è essere coerenti al 100% giacchè è impossibile esserlo se intercalati in questa società...non è la morte il vero problema, altrimenti sacralizeremmo la vita ma la tortura e lo sfruttamento che vengono perpetrati in nome di un ideologia chiamata antropocentrismo.
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - giovedì 27 maggio 2010, 11:22 da Canaan
In realtà non penso che l'antropocentrismo legalizzi tout court lo sfruttamento,penso che quest'ultimo sia stato applicato per motivi di sopravvivenza,gli stessi motivi che nella foresta selvaggia ti indurrebbero ad uccidere i predatori che con la tua pelle non si comporterebbero esattamente da vegani antispecisti.In questo sono d'accordo con quelli di Only One Solution che smascherano il mito della natura perfetta e madre di tutti rivelando la violenza e le difficilissime condizioni di vita che vi sono al suo interno.La civilizzazione non la ritengo negativa,ci ha permesso di salvarci da un sacco di problemi derivanti appunto dai pericoli della natura,il fatto che poi sia diventata pretesto per distruggere il mondo è un altro discorso.
D'accordo che lo sfruttamento va combattuto ma ripeto che secondo me il problema è la non empatia verso le altre forme di vita,è questo il vero problema,perchè a livello filosofico se si riconosce una superiorità di valore tra le diverse specie questo non comporta necessariamente la violenza e la sottomissione della altre.
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - venerdì 28 maggio 2010, 11:38 da lorynuvola
io provo a dirvi quel che penso con parole semplici.
sto provando personalmente come si possa vivere, ad esempio, senza mangiare e vestirmi, usando alcunchè di origine animale. sto riuscendo ad acquistare prodotti non testati e sto provando, ad esempio, a farmeli da me. cerco di privilegiare il biologico, cerco di evitare le grosse società che sfruttano la manodopera.. e tante altre piccole cose.
sto bene, sia di salute che nell'animo e questo mi sprona non solo a continuare ma ad essere un continuo esempio per gli altri, senza essere un'aliena o una wonder woman.
non voglio sentirmi dire "brava", vorrei sentire dire "forse, hai ragione tu, voglio provare, voglio sapere, voglio vedere,.."

quello che voglio dire è che è semplice essere e vivere così.
perchè non posso pensare di vivere in armonia con tutti gli esseri e la natura che mi circondano?
perchè non posso pensare di essere un anello della natura, una parte di questa natura e non di esserne invece proprietaria?
ogni essere di questo mondo è unico e come tale va rispettato.
ogni essere ha il suo perchè, ha i suoi bisogni.
siamo come un grande puzzle..
l'uomo si arroga troppo potere e in cambio non dà certo libertà.
il fatto che l'antispecismo sia secondo alcuni irrealizzabile cosa dovrebbe comportare?
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - venerdì 28 maggio 2010, 14:26 da Adriano
e' necessario capirsi bene ed intendersi su cosa sia l'antispecismo dal punto di vista etico e pratico e dal punto di vista filosofico. Sono partendo da un orizzonte comune si può poi tentare di capire se l'idea antispecista potrà essere realizzata o meno
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - venerdì 28 maggio 2010, 15:53 da Canaan
Partendo dal fatto che anche la dieta vegan comporta uccisioni di altre specie penso che l'antispecismo non sia realmente realizzabile.In fondo,sostenendo l'uccisione di altre specie per la nostra sopravvivenza,siamo costretti a riconoscere un venire prima della nostra vita sulla loro,almeno nell'operato concreto.Voglio dire che a livello filosofico,anche seguendo una dieta vegan,l'antispecismo non lo rispettiamo,proprio perchè secondo me è inattuabile.Se poi lo intendiamo come un voler riconoscere il diritto alla vita di tutte le specie,un combattere gli abusi e gli sfruttamenti,forse può andare,ma non sarebbe comunque depauperato della sua vera natura?
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - martedì 8 giugno 2010, 10:37 da lorynuvola
ho tantissime domande al momento:
l'antispecismo lascia alla natura il suo corso?
quale dovrebbe essere il ruolo dell'uomo in un mondo antispecista?

provo a ragionare:
- se devo rispettare tutti gli esseri viventi, dovrei lasciare, ad esempio, agli animali, la libertà di procacciarsi il cibo, giusto?

- non esisterebbe la sterilizzazione, gli animali si riproddurrebbero secondo la loro natura.

si dice che la natura non abbia cuore, perchè, chi non può sopravvivere (per malattia, per debolezza) è destinato a morire: penso allora, molto semplicemente, a un gattino cieco, a un cane sordo.... e via discorrendo. potrebbe essere qualsiasi animale "disabile".

cosa dovrebbe fare l'uomo in questo mondo così delineato?
far parte anche lui di questa catena alimentare?
aiutare gli animali disabili?
divenire preda?
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - martedì 8 giugno 2010, 13:09 da Canaan
Le domande che poni non hanno per niente una facile risposta.Le soluzioni che si possono avanzare sono le più disparate e portano a scelte etiche ed esistenziali diverse;c'è chi dice che non dobbiamo discostarci dal comportamento alimentare degli altri animali e quindi non ritiene sensata la scelta veg,c'è chi invece la ritiene assolutamente doverosa ma ritiene di non dover in alcun modo intervenire sul resto degli animali per modificare il loro comportamento,c'è chi vorrebbe smettere di mangiare animali ma dice che quegli animali da lui non mangiati verrebbero comunque mangiati da altri animali e così via.C'è anche chi propone una soluzione estrema e cioè puntare all'estinzione della vita visto che da essa non potrà mai essere eliminato l'elemento della sofferenza,sia tra umani che tra non umani.

Quello che penso io è che noi dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per aiutare gli altri esseri viventi fintantochè questo non comporti danno per altri esseri stessi.Faccio un esempio:se trovo un animale ferito è mio dovere etico aiutarlo,ma se vedo una lepre che sta fuggendo da una volpe allora penso che non dovrei intervenire per salvare la lepre perchè in quel caso farei un male alla volpe che resterebbe digiuna.So che è un meccanismo crudele ma forse il nostro compito è cercare di realizzare un comportamento diverso nell'unico spazio in cui lo si può fare e cioè all'interno della nostra specie,la specie umana.
Certo tu dici che quando ci difendiamo da un altro animale che vuole ucciderci(certo nelle nostre metropoli non succede più tanto spesso,non ricordo quando è stata l'ultima volta che un leone ha tentato di aggredirmi :geek: ) indirettamente gli facciamo un danno perchè lo lasciamo digiuno,allo stesso modo di quando non permettiamo alle zanzare di nutrirci.Ma se favorissimo l'altro animale danneggeremmo noi stessi e quelli che ci stanno intorno,nel caso di un pericolo più grande.In fondo,quando non permettiamo ad un altro animale di mangiarci/sfruttarci e di conseguenza lo eliminiamo,non facciamo altro che considerare la nostra vita come avente un valore maggiore rispetto a quella di un altro essere vivente di un'altra specie.
Sono questi i motivi per cui dubito delle reali possibilità dell'attuazione della filosofia antispecista,d'altronde sono stato proprio io ad aprire questo thread ;-)

A livello teorico ci siamo,è un messaggio profondissimo e fortemente rivoluzionario,ma come possiamo applicarlo senza cadere in contraddizione?Per questo preferisco concepire l'antispecismo come la lotta alla violenza effettuata su altre specie legittimata dal loro essere diversi dalla specie umana,in altre parole un comportamento che permette la violenza sugli altri animali non perchè considera la sua eventuale,drammatica,necessità,ma semplicemente perchè ritiene la diversità di specie un pretesto sufficiente per legittimarla.
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - giovedì 10 giugno 2010, 12:13 da mammafelice
lorynuvola ha scritto:cosa dovrebbe fare l'uomo in questo mondo così delineato?
far parte anche lui di questa catena alimentare?
aiutare gli animali disabili?
divenire preda?


Io spesso mi faccio trilioni di domande, come te, alla ricerca del "giusto comportamento" o della "falla" che poi magari può essere rinfacciata. Nel nostro quotidiano ci sono centinaia di piccole cose che ci fanno, in qualche modo, comportare diversamente dal nostro ideale.
Ma proprio oggi pensavo che dobbiamo... prenderla con più filosofia! :okkiolino: Mi spiego: inutile cercare il pelo nell'uovo.
Se un animale mi attccasse io mi difenderei e farei, se fosse il caso, tutto quanto è in mio potere per non divenire preda e che non sia predato mio figlio! Sono per questo meno antispecista? Non credo.
L'antispecismo va inteso come l'anti razzismo o sessismo, giusto?
E allora, se una persona mi aggredisse e io per legittima difesa le tirassi un fermacarte e muore (faccio un esempio esagerato, ma vabbè). Se questa persona fosse omosessuale mica mi possono accusare di omofobia! Se fosse di colore sarei mica razzista!
Io non sono razzista, ma suppongo che mi possa capitare di avercela per qualche motivo con una persona di colore! Mi è capitato di discutere con una persona che non mi piaceva tanto, ed era omosessuale, che mi disse "uff, se ti stanno sulle palle i gay sei indietro" o qualcosa del genere. Ma a me non stavano sulle palle i gay, solo lui!
Finiti gli esempi stupidi, il succo del discorso è che è l'intenzione a rendere una azione specista. Non significa che per nessun motivo mai più si deve danneggiare un essere di un'altra specie perchè è impossibile!
Significa solo che se ci difenderemo, lo faremo per la nostra sicurezza. Punto.
Se al posto di un leone ad attaccarci fosse un robot ci difenderemmo allo stesso modo. Non è che ci difendiamo solo con le specie diverse.
Se invece alleviamo e torturiamo le altre specie con una crudeltà tale e trattandole da oggetti, solo perchè sono di una specie diversa dalla nostra allora quello è specismo.
Se un animale carnivoro attacca la sua preda, lo fa perchè deve mangiare, non perchè considera l'altra specie inferiore.
Aiutare un animale andicappato, se l'animale vive assieme a noi, è un nostro dovere esattamente come lo sarebbe per una persona.
Se nasce andicappato nel bosco e non lo vediamo non è che possiamo prenderci le responsabilità anche per ciò che non vediamo o di cui non possiamo farci nulla.
Ripeto, secondo me è il meccanismo mentale a rendere specista una determinata azione.
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - venerdì 11 giugno 2010, 11:20 da lorynuvola
le domande nascono forse dal desiderio di voler vedere davvero cambiare questo mondo, questa gente.
certo, a questo punto della storia dell'uomo è impossibile realizzarle un mondo antispecista.
mi accontenterei (per modo di dire) di un mondo dove la gente amasse davvero gli animali, tutti indistintamente.
io lascerei che la natura facesse il suo corso. quando guardo i documentari mi dispiace per la gazzella che muore inseguita dal leone, mi dispiace per il pesce che viene mangiato da uno più grande, mi dispiace per tante altre situazioni ma è la natura e cerco di accettarla. certo, non mi farei sbranare per sfamare un altro animale. l'istinto alla sopravvivenza è in tutti gli esseri viventi.
le domande mi servono a capire, forse, che anzichè sognare e sperare, devo darmi da fare, adesso, oggi, in questo momento.
il passato non lo posso più cambiare e non amo fare progetti che vadano oltre domani, nel vero senso della parola. quindi, oggi, anche se sogno un mondo al rovescio, voglio fare qualcosa.
questo fare qualcosa sarà difficile per un'infinità di motivi e allora saranno i miei ideali e i miei sogni a darmi la forza, è in loro che dovrò cercarla.
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - mercoledì 13 ottobre 2010, 20:23 da laura clarelli
l antispecismo in pratica esiste gia' ,pensiamo ai jainisti . loro neanche sanno di esserlo ; saranno cosi' per una millenaria cultura (anche gandhi abbraccio' questa mentalita' , partendo dal propio stato di subordinazione razzista). per noi e' difficile ma non impossibile . cominciando a rivendicare i diritti di mammiferi ecc.poi verra ' spontaneo allontanare le tarme con chiodi di garofano o altro prima di bruciare la legna , quando sceglieremo di vivere in un ecovillaggio vegano.
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Re: Antispecismo.E' realmente possibile? - giovedì 14 ottobre 2010, 12:40 da Canaan
Approfitto del recente intervento di laura clarelli per rispolverare la discussione,che mi appare ancora più irrisolta e urgente da discutere.

Dai vari interventi postati,soprattutto quelli di mammafelice,sembra essere emerso che la sofferenza di un insetto,che è la vittima principale dell'agricoltura,è meno grave della sofferenza di un mammifero in quanto quest'ultimo è capace di relazioni più complesse di quelle dell'insetto.

Quello che resta da chiarire è se questa visione sia ancora antispecismo oppure la classica visione aristotelico-tomista della gerarchia degli esseri che appunto riconosce un diverso valore alle specie viventi a seconda della "pienezza d'essere" che rappresentano.

Considerazioni? Pareri?

p.s: ho modificato il titolo in una maniera che mi sembra più profonda e coinvolgente ma soprattutto meno ingenua e provocatoria rispetto a quella precedente
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"Che cos'è un cuore misericordioso?
E' l'incendio del cuore per ogni creatura:per gli uomini,per gli uccelli,per le bestie e per tutto ciò che esiste.Al loro ricordo e alla loro vista,gli occhi versano lacrime,per la violenza della misericordia che stringe il suo cuore a motivo della grande compassione.
Il cuore si scioglie e non può sopportare di udire o vedere un danno o una piccola sofferenza di qualche creatura
."
Isacco di Ninive
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