DOSSIER: Antispecisti di destra?

Teoria e pratica antispecista, società ed antispecismo, filosofia e politica antispecista

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DOSSIER: Antispecisti di destra? - lunedì 3 gennaio 2011, 20:04 da Adriano
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http://www.veganzetta.org/?p=698
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Adriano
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - lunedì 7 marzo 2011, 15:25 da [Leo]
Sono dei tentativi di infiltrazione come già fecero in altri movimenti, ad esempio nel punk inglese nei primi anni '80 i cui effetti, i naziskin, li subiamo ancora oggi. L'obbiettivo è togliere consensi a movimenti potenzialmente sovversivi, creando un'alternativa le cui forme esteriori (moda, stile di azione, slogan) sono uguali ma i contenuti o sono assenti o sono totalmente capovolti o come nel caso degli animalisti di destra, limitati, superficiali e pieni di contraddizioni. Nel caso degli anti-spe nazionalisti la copia dei simboli usati nei circoli anarchici è talmente spudorata, ripetitiva e "pulita" (prima viene il simbolo in prima pagina poi il resto) da risultare pacchiana. Così come avviene con il recente fenomeno degli autonomi nazionalisti, che tra una croce celtica e uno slogan nazista mettono pure una bandiera rossa sullo sfondo di una nera. Così, giusto per copiare. Le basi ideologie? Probabilmente le rime e le bandierine colorate.
Più preoccupante invece l'effetto "confusione" creato da alcune associazioni animaliste serie (o presunte tali), che se da una parte censurano i contenuti filosofici/ideologici dell'antispecismo, contemporaneamente tollerano l'infiltrazione fascista con le solite giustificazioni "l'importante è il bene degli animali" (ovviamente arrogandosi il ruolo di unici depositari di cosa sia il bene degli animali), "la politica non c'entra nulla con gli animali" (una delle più grandi boiate mai sentite, ma molto gettonata nell'ambiente e ripetuta anche da persone che appoggiano lobby parlamentari giusto per essere coerenti), o che agli stessi slogan uniscono un'intensa attività di disinformazione menzogniera nei confronti di altri attivisti (100% animalisti e soci). Perchè se la bandierina colorata può far presa sul ragazzino, la fama di serietà di alcune associazioni influenza le opinioni di persone, come quelle con cui mi sono trovato a discutere Sabato in manifestazione che criticavano la richiesta di un ragazzo di escludere dal corteo una persona di estrema destra. Tra una critica a chi mangia carne, un'insulto ai vivisettori farmaceutici, si accettano invece i simboli delle SS (presenti sul giubbotto di un militante di estrema destra allontanato dal corteo a Montichiari), maestri di vivisezione umana. Questa è confusione e ignoranza totale oltre a mancanza di coerenza. Secondo me in tale ottica anche l'articolo del giornale sulla manifestazione di sabato casca a pennello, il fine è quello di screditare una manifestazione organizzata da antispecisti, indipendentemente dalle motivazioni portate di volta in volta (prima un'opinione sulla direttiva europea, poi l'invito a non partecipare ad associazioni di destra), futili, di secondo piano e pure condivisibili.

Leo
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A tale propostito consiglio di leggere "La destra e gli altri"...cercatelo on giro. E' un piccolo libro sulle infiltrazioni o il tentativo di unire i fronti in vista di uno scopo comune (secondo loro) da parte della destra.
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voiceofthevoiceless
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - giovedì 23 febbraio 2012, 0:13 da Adriano
non riesco a trovare il libro che hai suggerito
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Adriano
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - giovedì 23 febbraio 2012, 0:29 da Adriano
[Leo] ha scritto:Tra una critica a chi mangia carne, un'insulto ai vivisettori farmaceutici, si accettano invece i simboli delle SS (presenti sul giubbotto di un militante di estrema destra allontanato dal corteo a Montichiari), maestri di vivisezione umana


si tratta di un caso lampante di specismo speculare, un fenomeno per nulla raro negli ambienti animalisti: http://www.veganzetta.org/?p=249

adriano
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Adriano
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - lunedì 27 febbraio 2012, 15:06 da [Leo]
Non mi hai mai interessato la Sea Shepherd, o meglio reputo interessante il loro volontariato sul campo per il salvataggio di alcune specie marine, così come reputo meritevole il volontariato in canile o anti-bracconaggio ad esempio. Ma da qui a farne degli eroi ne passa, quello che nell'articolo viene definito specismo speculare, il protagonismo, la carenza di contenuti e idee alla base delle loro azioni rendono sterile il loro contributo alla causa antispecista. Morto il capo, dismesse le navi resta il nulla. E lo sfruttamento continua...

Leo
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - lunedì 27 febbraio 2012, 15:18 da Adriano
concordo in pieno
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - lunedì 26 marzo 2012, 13:02 da voiceofthevoiceless
http://www.ecn.org/elpaso/distro/libri/ ... destra.htm

Scopo questo libro era prendere in considerazione una parte ben precisa della Destra radicale, quella che da anni cerca di trovareascolto presso la Sinistra rivoluzionaria e gli anarchici, di instaurare un dialogo.
Non è un mistero per nessuno che ci siano estremisti di destra pronti a correrci incontro, a stringerci la mano. Il nostro intento era dunque quello di affrontare una volta per tutte questo problema anche perché, alla luce dei recenti avvenimenti, l'invito a bere dallo stesso calice in cui si disseta la peste bruna rischia di farsi assillante e, quel che è peggio, di trovare qualcuno disposto ad accettarlo. Poi, mano mano che raccoglievamo materiale e ci riflettevamo sopra, ci siamo accorti di non poterci limitare a seguire quel progetto, di essere costretti ad ampliare la nostra prospettiva.

Innanzitutto non è possibile operare una precisa distinzione all'interno della Destra, checché ne dicano gli esperti in materia - che tanto amano sottolineare la «grande eterogeneità» della Destra italiana - e gli estremisti di destra, che ci accuseranno di gretto superficialismo.
Di fatto non esiste una Destra che sta in parlamento, istituzionale e integrata; una estrema Destra che ci guarda in cagnesco, truce e squadrista; un'altra ancora che ci strizza l'occhiolino, moderna e possibilista; e tutte e tre ben definibili ed identificabili.

Esiste la Destra e basta. Il fascismo è essenzialmente spiritualismo, attaccamento a valori ritenuti eterni. Quindi, ad una ferrea fedeltà a questi valori, accompagna un'assoluta flessibilità di mezzi. Il fascista non dà alcun significato, alcuna importanza allo strumento che adopera, non lo collega in alcun modo ai fini che si prefigge, poiché reputerebbe di insozzare il sacro col profano.
Ecco perché per la Destra a livello operativo tutto è lecito, dalla presenza in parlamento alle stragi sui treni.
Perciò è fuori luogo operare dei "distinguo" al suo interno, un passatempo per sociologi, pe rintellettuali smaniosi di sviscerare bene tutti i particolari della questione per mettersi la coscienza a posto. Del resto per rendersene conto basta pensare a Pino Rauti, che è stato di volta in volta fuori e dentro il partito missino, pro e contro il terrorismo, orgoglioso repubblichino e fautore dello «sfondamento a sinistra»; oppure a Stefano Delle Chiaie, ex sprangatore di comunisti, ex infiltrato ed ora disponibile alleato.

I legami, i contatti, gli aiuti, che durante tutto il dopoguerra sono intercorsi fra Destra istituzionale e Destra radicale, e fra le diverse frazioni di quest'ultima, dimostrano come non sia affatto sbagliato fare - scusate l'involontario gioco di parole - di tutta l'erba un fascio. Non solo non si può criticare una sola parte della Destra, ma è anche impossibile criticare la Destra senza criticare la Sinistra. Giustamente Daniel Guérinasseriva che «il fascismo è il risultato delle carenze del socialismo». Ma, a loro volta, queste carenze sono il risultato della natura del "socialismo".

A proposito di trasformismo. In altre parole, la Destra non è un vampiro maligno che piomba sul collo della Sinistra per succhiarne il sangue attraverso l'imitazione, come piagnucolano in continuazione gli stalinisti. Ne è piuttosto la figlia, che ne beve il latte con avidità perché da questo trae vita. O, meglio ancora, Destra e Sinistra sono come sorelle gemelle che pur avendo caratteri diversi sono legate indissolubilmente, in una sorta di simbiosi. Anche se la Sinistra se ne avrà a male, bisognerà pur dirle certe cose. Da molti anni la Sinistra va denunciando il trasformismo della Destra. Ma strillare indignafi non basta. Bisogna anche capire perché la Destra imita la Sinistra e soprattutto come ciò sia possibile.
Sul perché, la Sinistra ha dato la sua risposta: al suo interno è abitudine diffusa ritenere che dopo il 1945, cioè dopo la sconfitta storica dell'esperienza fascista, l'isolamento che colpiva chiunque si richiamasse a quella stessa esperienza abbia spinto la Destra a cercare la propria sopravvivenza attraverso la "modernizzazione" di tematiche, linguaggi e metodi, in un'operazione che ha preso come esempio l'operato altrui (nella fattispecie dei marxisti).
Ma una considerazione del genere trascura per lo meno due cose: la Destra ha sempre impiegato questa tattica, anche prima del 1945, grazie anche all'origine "socialista" del fascismo; anche la Sinistra, quando ha bisogno di ossigeno, ricorre a questo metodo. In una famosa intervista Hitler riconosceva senza peli sulla lingua: «Ho molto appreso dal marxismo e non tento di nasconderlo. Non ho appreso certo dai fastidiosi capitoli sulla teoria delle classi sociali o sul materialismo storico, nè da quella cosa assurda che si definisce limite del profitto o altre frottole del genere. Ciò che mi ha interessato e istruito dei marxisti, sono i loro metodi. Ho semplicemente preso sul serio quel che timidamente avevano progettato quelle anime di piccoli bottegai e dattilografi. Tutto il nazionalsocialismo è lì contenuto. Guardateci da vicino: le società operaie di ginnastica, le cellule di fabbrica, i cortei massicci, gli opuscoli di propaganda redatti per essere compresi dalle masse. Tutti questi nuovi mezzi della lotta politica sono stati quasi interamente inventati dai marxisti. Non ho fatto altro che appropriarmene e svilupparli."
Come si vede, l'infatuazione dei metodi marxisti da parte della Destra è di antica data. È inutile quindi stupirsi se, ad esempio, la destra istituzionale del MSI prende a prestito la denominazione "Fronte della Gioventù" per la propria organizzazione giovanile dalla corrispondente organizzazione del partito comunista (cambiata poi in FGCI) o se Pino Rauti fonda il gruppo "Ordine Nuovo" usando il nome del giornale creato da Gramsci. Certo è comprensibile che episodi del genere - che come vedremo si diffonderanno a macchia d'olio a partire dal 1969- irritino a morte la Sinistra. Ma la rabbiosa denuncia degli effetti, ne nasconde oppor- tunamente la causa.

E qui torniamo al problema di come sia possibile che la Destra imiti con tale disinvoltura la Sinistra. In un fotomontaggio ad opera del dadaista John Heartfield, si vede il ministro della propaganda nazista Goebbels che maschera Hitler con la barba di Marx. «Trasformismo. - dirà la Sinistra - Trasformismo al servizio di una causa malevola". Ma l'abito non fa il monaco, non a lungo almeno. Hitler travestito da Marx, rimane pur sempre Hitler con una barba posticcia.
Se è possibile che qualcuno ci caschi scambiandolo veramente per Marx, evidentemente è perché c'è qualcosa di più di un semplice travestimento. Il trasformismo non è patrimonio esclusivo del pensiero reazionario, ma è una caratteristica della politica, una sua tara indelebile. Chiunque abbia una mentalità politica soffre di trasformismo, che sia fascista, comunista o anarchico (perché purtroppo anche fra gli anarchici ci sono molti politici). Ecco perché chiunque abbia scopi politici tende ad appropriarsi di ciò che ritiene utile ai propri fini, senza pudori di sorta, senza distinzioni di colore. La storia della politica è piena di «compromessi storici», più o meno giustificati.
Del resto, se la Destra guarda quasi sempre a sinistra per risolvere i propri guai, la Sinistra guarda quasi sempre agli anarchici. Ad esempio, il concetto di autonomia operaia non è che la versione "corporativa" di quella autonomia proletaria sostenuta dai libertari. E a proposito di questo vocabolo-libertario - coniato dall'anarchico francese Déjacque nel 1858, oggi corre di bocca in bocca fino ad affiorare sulle labbra di cani e porci, indifferentemente. Per non parlare poi di quella azione diretta, un tempo rivendicata solo dagli anarchici, che oggi tutti "praticano" con ugual fervore.

A loro volta, ci sono anarchici che, pur di «contare» qualcosa, pur di non sentirsi esclusi, non temono di prendere in prestito idee e pratiche altrui. pacifismo, umanitarismo, democraticismo, sono ormai pane quotidiano per questi anarchici, pronti a votare nei referendum, a dialogare con partiti come Rifondazione Comunista o la Rete, a sentire le ragioni dei cristiani di sinistra. Lasciamo quindi le accuse di trasformismo a chi ha il coraggio, o la spudoratezza, di lanciare la prima pietra. La Destra può imitare con tanta facilità la Sinistra perché sono sorelle gemelle, figlie della stessa madre: la politica.


Una doverosa distinzione
Prima che qualche lettore maligno ci accusi di mettere sullo stesso piatto della bilancia Destra e Sinistra, in un guazzabugliò che «fa oggettivamente il gioco dei fascisti», chiariamo subito una cosa. Operare una distinzione fra Destra e Sinistra non solo è possibile, ma in un certo senso anche doveroso. Malgrado siano in molti oggi ad usare l'ambiguo slogan «nè destra ne sinistra", ad incitare al superamento di «vecchi schemi», costoro sembrano dimenticare che abolire le parole non significa abolire le idee che queste rappresentano, né tanto meno appianare i contrasti che vi intercorrono e che sono sostanziali. Essere fratelli, seppur gemelli, non significa essere una unica persona. In fin dei conti, Caino ha ucciso Abele. La Sinistra ha sempre dichiarato dibattersi per la libertà e la giustizia. Ma per raggiungere questi scopi di natura sociale, la Sinistra si serve di uno strumento politico: lo Stato. Se le sue ambizioni sono rimaste ampiamente deluse, se non sono mai andate al di là delle buone intenzioni, se la libertà e la giustizia che la Sinistra ha saputo realizzare sono solo una triste parodia di ciò che arde nei nostri cuori, è proprio perché la Sinistra affida allo Stato l'incarico di occuparsene. E se si utilizza uno strumento politico non si possono ottenere che risultati politici, mai sociali. Ma se per la Sinistra lo Stato è un mezzo, per la Destra è un fine. La differenza è fondamentale. I valori spirituali di cui si compone la dottrina fascista hanno una sola concretizzazione storica, che è per l'appunto lo Stato, l'autorità. Se il marxista si identifica con il benessere sociale e si illude di raggiungerlo a colpi di legge, il fascista si identifica direttamente nella Legge e nell'organo che la promuove, fregandosene bellamente delle condizioni sociali in cui si vive. Il fascismo è potere, esercizio del potere. Ecco perché, se noi che siamo nemici di ogni autorità non possiamo escludere, almeno come principio, che la Sinistra nel suo cammino possa incorrere in qualche "incidente di percorso" tale da indurla una volta per tutte ad abbandonare l'utilizzo della logica politica (naturalmente ci riferiamo alla base della Sinistra, alle donne e agli uomini che subiscono lo sfruttamento quotidiano, non certo ai suoi vertici - partiti e sindacati - grandi o piccoli che siano), lo stesso non si può pensare per la Destra. Come insegna la storiella dello scorpione e della rana, non si può pretendere che uno scorpione non morda, poiché mordere e nella sua natura. Allo stesso modo non si può pretendere che la Destra rinunci al potere, poiché è nella sua natura. Ed è proprio per questo che la Destra va soppressa, senza esitazioni, senza tentennamenti. Così, non abbiamo dubbi che la Sinistra sia preferibile alla Destra, ma sappiamo anche che si tratta del male minore.

La nostra lotta
Oggi come sempre è dunque necessario non esitare nel combattere il fascismo. Per farlo e sicuramente utile conoscerne i tratti, le manifestazioni, la strategia che nella sua versione radicale è tutta incentrata sulla sintesi fra Destra e Sinistra. Ma questo non basta. Dobbiamo soprattutto conos ere il nostri> progetto, dobbiamo anche sapere i motivi che spingono noi a lottare contro questo mondo. Se non lo facciamo, se non approfondiamo le ragioni della nostra lotta, se non sondiamo l'abisso che abbiamo dentro, rischiamo di affidare tutto all'ortodossia, all'ideologia. Nel qual caso non potremo più lamentarci se, al primo colpo di vento, ci ritroveremo aggrappati ai nostri nemici. In breve, non basta sapere cosa vuole la Destra per combatterla. Bisogna anche sapere cosa vogliamo noi. I motivi per cui rifiutiamo il fascismo. I motivi per cui rifiutiamo questo mondo. Per riuscire a comprendere il senso reale non ideologico delle posizioni contrapposte. Questo libro - dopo aver toccato diversi argomenti: la funzione dell'immagine del nazismo nella società democratica, una riflessione sulla teoria degli opposti estremismi, la recente questione sulla non esistenza dell'olocausto sollevata dai revisionisti, le ragioni dell'attrazione esercitata dal fascismo su alcuni anarchici - vuole essere un tentativo volto soprattutto in questa direzione.
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - lunedì 16 aprile 2012, 12:32 da virgola
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - lunedì 16 aprile 2012, 22:02 da Adriano
E' singolare che Cip & Ciop (magari hanno pure loro un nome e cognome no?) scrivano una replica ad un testo di veganzetta su un altro sito, sarebbe stato utile che avessero scritto direttamente a noi, ad ogni modo mi paiono delle critiche del tutto inconsistenti e purtroppo non c'è molto su cui confrontarsi (e questo è un gran peccato), però appena possibile mi riservo di rispondere.

grazie per aver segnalato l'articolo.

adriano
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - lunedì 16 aprile 2012, 22:23 da Adriano
Penso che l'introduzione a "La Destra e gli altri" non faccia altro che aumentare la già copiosa confusione sulla tematica.
E' incredibile leggere ancora qualcuno che si lamenta della "politica" asserendo che chi se ne occupa non può ottenere nulla di concreto parlando di "tare" e "trasformismi" come caratteristiche genetiche di chi fa politica.
Ma cosa intende chi scrive per politica? che idea ha della politica e di chi se ne occupa? Evidentemente ancora una volta si scambia la politica con il partitismo o con la professione politica che nulla hanno a che fare - evidentemente - con il lavoro politico dell'attivismo di chi intende cambiare la società umana. Fare politica è un diritto di ogni singolo individuo libero, e non un mestiere. Manca davvero una base concettuale politica, manca una visione prospettica e ci si bea del fatto che la destra e la sinistra si somigliano, ma da questo discorso non esce molto di più che del comune qualunquismo.
L'attivismo antispecista è politico, è squisitamente politico in quanto è attività nella società, per la società e per il suo radicale cambiamento. Chi rinuncia alla politica perché pensa che sia un'occupazione sporca da delegare ad altri per dopo lamentarsene, non solo ha rinunciato ai suoi più elementari diritti civili (qualora se ne fosse interessati) ma anche alla propria libertà di individuo.

adriano
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Re: DOSSIER: Antispecisti di destra? - venerdì 20 aprile 2012, 15:34 da Adriano
è stata pubblicata la risposta alla critica di Cip & Ciop:

http://www.veganzetta.org/?p=1519

Da più parti ci è stato riferito che sul sito antispecismo.net era stato pubblicato un commento critico al dossier della Veganzetta “Antispecisti di destra?” ( http://www.veganzetta.org/?p=698 ).
In quanto coautore del dossier fornisco la mia risposta al commento che è possibile leggere a questo indirizzo: http://www.antispecismo.net/index.php?option=com_k2&view=item&id=105%3Aantispecisti-e-destra-quale-posta-in-gioco

Prima di entrare nel merito vorrei fare alcune considerazioni sul metodo adottato.
Il dossier “Antispecisti di destra?” è stato scritto da persone che hanno esposto le loro idee e se ne sono assunte la responsabilità firmandosi con nome e cognome, è eccessivo chiedere a chi replica con un commento critico di firmarsi in modo da rendersi riconoscibili? Che serietà può avere un commento firmato da Cip & Ciop (o da Cippa & Cioppa)? Per avviare un confronto costruttivo non ritengo opportuno celarsi dietro pseudonimi di comodo, la critica a volto scoperto, la verità anche urlata in faccia è la migliore medicina contro molti comportamenti ipocriti e falsi che tanto vanno di moda nella rete specchio della nostra società.
A ben pensarci se ci fossimo firmati come Gianni e Pinotto forse saremmo stati letti con maggior benevolenza dai due Scoiattoli.
Come seconda considerazione sul metodo con cui è stato reso pubblico tale testo di commento, desidero sottolineare che ritengo singolare il fatto che per criticare uno scritto prodotto da redattori di un giornale cartaceo che ha anche un suo sito web pubblico, si debba ricorrere ad uno spazio su un altro sito web. Ciò causa molto dispiacere perché la Veganzetta ha lasciato sempre lo spazio necessario e sufficiente per ogni considerazione.Per tale motivo la presente risposta non comparirà sul sito antispecismo.net, ma sul sito della Veganzetta.

Passando alle questioni di merito, tengo particolarmente a replicare a un passaggio dello scritto di Cip & Ciop in cui si descrive il “risultato sconcertante” a cui giungiamo, ossia che l’antispecismo incompatibile con la dottrina della destra sia solo quello derivante da una ipotetica variante da noi espressa, e non con l’antispecismo “di prima maniera” derivante dal pensiero di Singer e Regan. Il tutto riportando un frammento del testo del dossier che, estrapolato dal contesto generale del discorso, ben poco può dire. Ciò che è stato scritto nel dossier è esattamente quanto si può leggere di seguito:

“In realtà, se l’antispecismo si limitasse a denunciare la discriminazione arbitraria che subiscono gli Animali a causa della loro appartenenza a una specie diversa da quella umana, ossia una discriminazione basata unicamente su motivi biologici, ciò non basterebbe, ad esempio, a escludere la possibilità di un antispecismo di destra. Si potrebbe essere antispecisti di destra (ossia razzisti e sessisti) senza cadere in contraddizione con la definizione sopra riportata.

Ciò che manca, infatti, è ancora un passaggio, passaggio costituito dall’analisi della seconda parte della corrispondenza biunivoca sopra citata tra valori e società. In altre parole: lo specismo non è solo un’idea, qualcosa di teorico, ma è anche una prassi. Per comprendere come questa prassi sia nata e si sia evoluta è pertanto necessario compiere una ricerca storica. Questa ricerca, a sua volta, consente di capire quali sono le reali condizioni in cui questa discriminazione si è sviluppata, ossia consente di capire come realmente la forma assunta dalla nostra struttura sociale ha influenzato il pensiero specista e, nel contempo, ci permette di rispondere alla domanda se il concetto stesso di specismo sia sempre stato qualcosa di immutabile nel tempo o abbia assunto, nel corso della storia, un significato diverso.

Le feconde e fondamentali intuizioni di Singer e Regan necessitano quindi di dover passare dal mondo delle idee, dalle stanze dei filosofi, a quello reale, e fare questo ci consente di capire quali sono tutte quelle barriere (sociali, economiche, culturali, religiose ecc.) il cui abbattimento costituisce la conditio sine qua non affinché tale trasposizione possa avvenire.

Alcuni ritengono che tale passaggio sia qualcosa di indebito, di strumentale, effettuato con lo scopo di portare nella discussione antispecista concetti legati alle proprie ideologie politiche e che, così facendo, si finisce per mettere in secondo piano l’importanza della questione animale. L’accusa mossa è quella di utilizzare la lotta antispecista per “fini politici” riconducibili a ideologie da essa distanti.

È doveroso ammettere, in effetti, che questo pericolo esiste, ma non per questo tale analisi deve essere elusa, pena l’incapacità di comprendere appieno il fenomeno di cui stiamo parlando: non è pertanto qualcosa di indebito, bensì di necessario. E che non sia una forzatura lo si può vedere, ad esempio, facendo un confronto con il razzismo e osservando come tale concetto si sia modificato nel tempo.”

La questione, è palese, è ben diversa da ciò che asseriscono Cip & Ciop. Il pensiero esposto non è che una constatazione a posteriori sulle possibili evoluzioni del pensiero utilitarista di Singer e giusnaturalista di Regan, il tutto calato nel contesto socio-culturale contemporaneo. Questo nel tentativo (del tutto parziale e limitato, e senza alcuna pretesa) di evidenziare la necessità di una rielaborazione in chiave politica, storica e sociologica contemporanea dell’antispecismo. Necessità che nasce dal fatto che né Singer, né Regan hanno affrontato tali questioni direttamente (1). E ciò non significa che noi abbiamo in tasca la soluzione proponendo una nuova via dell’antispecismo, ma solo che dopo 37 anni dalla pubblicazione di Liberazione animale di Singer, il pensiero antispecista ha continuato il suo cammino teorico. Evidenziare che “Le feconde e fondamentali intuizioni di Singer e Regan necessitano quindi di dover passare dal mondo delle idee, dalle stanze dei filosofi, a quello reale, e fare questo ci consente di capire quali sono tutte quelle barriere (sociali, economiche, culturali, religiose ecc.) il cui abbattimento costituisce la conditio sine qua non affinché tale trasposizione possa avvenire.” non è né un peccato, né una sconfessione di quanto i due filosofi hanno prodotto con il loro lavoro. E’ anzi il riconoscimento del fatto che pur non rispondendo più a tutte le contemporanee esigenze del pensiero antispecista, sono e rimangono due pilastri dello stesso. In buona sostanza, senza alcuna velleità di creare nuove teorie antispeciste, si è tentata un’analisi per chiarire – a nostro avviso – l’impossibilità di un pensiero antispecista accostabile a quello della destra, perché semplicemente è questo che ci sta a cuore e che ci preoccupa.

Tutto il resto evidenziato da Cip & Ciop è solo un puro esercizio di stile e privo di motivazioni plausibili: ciò che ci si aspettava come risposta al dossier era l’avvio di un dibattito sulla tematica affrontata, proposte, idee, anche critiche se costruttive, il tutto solo ed esclusivamente a beneficio della causa antispecista. Ci si ritrova invece di fronte a una lunga e faziosa requisitoria di due persone (da buon antispecista reputo tali Cip & Ciop anche se sono dei roditori) che non si capisce per quale astruso motivo si sono sentite risentite a causa del nostro lavoro. Da quanto scrivono si evince solo una sconclusionata sequela di citazioni ed una spiccata acredine verso gli autori del dossier e verso Maurizi (che ben poco centra con quanto abbiamo scritto). Per tale motivo non ritengo né interessante, né utile rispondere punto per punto a quanto scritto dal duo disneyano.

Concludo puntualizzando che è davvero difficile ricevere critiche sulla questione femminile (2) da chi nel testo antepone al cognome delle persone citate l’articolo determinativo (pittoresco IL Marx, mancava all’appello solo il Leone Tolstoi…), come pure dopo tanto furore antispecista ci si sarebbe aspettati una chiusura meno specista senza l’utilizzo di Mosche cocchiere che credono di guidare una povera Mula che traina un carro… La strada da fare, è evidente, è ancora molta.

Adriano Fragano

Note:

(1) Peter Singer, Una sinistra darwiniana. Politica, evoluzione e cooperazione, Edizioni di Comunità, 2000
A dire il vero Peter Singer scrisse un libello – sul quale non mi esprimo in questa sede – dal titolo Una sinistra darwiniana, in cui auspicava la nascita dalle macerie del crollo del muro di Berlino di una nuova sinistra da lui definita “darwiniana”.
Alla pagina: http://www.einaudi.it/libri/libro/peter-singer/una-sinistra-darwiniana/978882450596

Si può leggere:
“La sinistra ha bisogno di un nuovo paradigma. Il crollo del comunismo e l’abbandono, da parte dei partiti socialdemocratici, del tradizionale obiettivo socialista della nazionalizzazione dei mezzi di produzione, hanno lasciato la sinistra priva degli obiettivi che hanno avuto un’importanza centrale nei due secoli in cui essa si è formata e sviluppata, fino a raggiungere una posizione di notevole potere politico e di grande influenza intellettuale. [...] Ciò che vorrei prendere in considerazione, in questa sede, non è tanto la sinistra come forza politica organizzata, ma come grande corrente di pensiero, come insieme di idee che si propongono di raggiungere in qualche modo una società migliore. La sinistra in questo senso ha urgente bisogno di nuove idee e di nuovi approcci alla realtà. A mio avviso, nuove idee in grado di rivitalizzare la sinistra potrebbero derivare da un diverso approccio allo studio dei comportamenti sociali, politici ed economici umani, che si fondasse saldamente su una concezione moderna della natura umana. È tempo che la sinistra consideri seriamente il fatto che noi siamo animali evoluti, e che rechiamo le prove della nostra eredità non solo nella nostra anatomia e nel DNA, ma anche nel nostro comportamento. In altre parole, è tempo di promuovere la nascita di una sinistra darwiniana.
Peter Singer ”

(2) faccio riferimento alla nota [5] di Cip & Ciop che recita: Notevole il modo in cui, nel pensiero che i nostri autori vorrebbero radicale e rivoluzionario, l’oppressione delle donne, che ospita tutte le gamme dello sfruttamento capitalista, della schiavitù (domestica e sessuale) e della violenza (mutilazioni, uccisioni), venga ridotta ad una mera questione di… “denigrazione”
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