Riflessioni su attivismo e antispecismo

Teoria e pratica antispecista, società ed antispecismo, filosofia e politica antispecista

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Riflessioni su attivismo e antispecismo - mercoledì 11 aprile 2012, 21:31 da Paolo XL
RIFLESSIONI SU ATTIVISMO E ANTISPECISMO
Il Coordinamento FermareGreenHill è nato per fermare l’ampliamento dello stabilimento di Montichiari, e poi ha proseguito la lotta per ottenerne la chiusura, ma lo scopo ultimo di questo coordinamento è quello di combattere la vivisezione come forma di tortura e reclusione di esseri senzienti e quello di divulgare una cultura antispecista, perché crediamo fermamente che sarà solo con un cambio di cultura nelle società umane, che gli animali non umani potranno trovare finalmente la libertà. Per questo crediamo che il movimento che si è venuto a creare intorno, o meglio, partendo dalla campagna, non debba essere condizionato dalla presenza di partiti politici, di bandiere, stemmi, associazioni, leader, capi, capetti e via dicendo, simboli e modelli di una società fondata su gerarchie umane che vede nello specismo il suo sviluppo e la sua prosperità.

Il movimento deve continuare ad essere spontaneo, partendo dalla gente che con la partecipazione diretta chiede alla politica istituzionale di fare i suoi passi per cessare le torture sugli animali non umani. Politica e politici istituzionali, partiti, deputati e senatori, presidenti, vicepresidenti e burocrati vari, che sempre più spesso sono distanti dalle richieste ed esigenze dei cittadini, che ipocritamente in questo paese di finta democrazia, sempre più spesso regime partitocratico, continuano ad imporre ai cittadini le loro regole, leggi, azioni, anche laddove la popolazione si oppone con fermezza.
E’ sotto gli occhi di tutti il caso NoTav in Valsusa, dove il parere del popolo, tutt’altro che sovrano, è continuamente messo sotto i piedi dalla politica di regime partitocratico che vuole imporre un’opera faraonica che costerà alla popolazione tutta, non solo quella della Valsusa, milioni e milioni di euro e un disastro ecologico immane, al solo scopo di difendere gli interessi del grande capitale, delle ditte mafiose che non vogliono certo perdere il colossale affare e di un’Europa che fino ad ora ha solo dimostrato di difendere gli interessi dei più forti, mettendo alla fame e alla disperazione popolazioni come quella greca e presto forse anche quella italiana, che per colpa prima dei loro politici ladri e mafiosi e ora con il cappio degli interessi economici e militari dell’Europa si vedono dinnanzi un futuro più nero che mai.

Contro i NoTav la massima fermezza è stato promessa da tutti, da destra a sinistra, una prova di forza dello Stato che pur mettendo in campo la sua stampa corrotta e di regime e una polizia violenta e senza scrupoli, si vede minacciato non solo dalla popolazione della ValSusa che dopo anni di lotta ha capito come realmente stanno le cose nel nostro paese, ma anche da un sempre più crescente numero di individui che vedono l’ingiustizia farla da padrona, che vedono anche uno stato gettare la propria maschera e tirar fuori manganelli, manette e lacrimogeni pur di ottenere il contrario di quello che la stragrande maggioranza della popolazione locale vuole, ma anche il contrario di ciò che la popolazione italiana tutta vuole, e cioè la possibilità di vivere sereni, di far studiare i propri figli, di curarsi, di invecchiare con dignità.

Una volta era la destra il nemico del popolo, ora si è capito forse meglio che i valori della sinistra sono stati comprati dalle banche e multinazionali, che tutti insieme appassionatamente destra e sinistra di regime vogliono la stessa cosa: imporre ciò che fa comodo al potere economico, unico vero padrone dell’Italia e dell’Europa.

La Vivisezione non sfugge alla logica capitalista dell’interesse sopra ogni cosa.
La vivisezione è la massima espressione di ciò che le multinazionali della morte possono fare per il profitto. Si servono di “esseri inferiori” nella gerarchia della società specista, spesso spacciandosi per i benefattori dell’umanità che, afflitta da ogni sorte di mali non può prescindere dai rimedi chimici ottenuti grazie alla vivisezione. I vivisettori godono dell’appoggio di politici, leggi e deroghe speciali, di scienziati ingordi di soldi e comode carriere, se non addirittura di associazioni pseudo-animaliste compiacenti, di tutto ciò che può essere utile pur di ottenere il loro scopo.
Ma tutto questo è possibile solo grazie al fatto che la gente non vede, non sa e non comprende che non solo la vivisezione è per la maggior parte inutile se non dannosa alla scienza e ai consumatori di medicine, ma che la tortura che continua ad infliggere agli animali non umani è possibile solo grazie al fatto che le multinazionali della chimico/farmaceutica sono riusciti a fare della discriminazione di specie un affare enorme. Chi sfrutta e muove le pedine del potere a tutti i livelli, ha bisogno di una gerarchia sociale e di schiavi non umani, ha bisogno di poter continuare a considerare gli altri animali carne da macello, da scuoiare per la moda, sfruttare per divertimento o come cavie per risolvere i problemi dell’umanità ricca e potente.

Lo sfruttamento animale è un grandissimo affare, come è un affare l’alta velocità in Valsusa e sui grandi affari non si discute, il popolo finto sovrano è tenuto ad obbedire, magari protestando compostamente ma nulla più. E così come hanno cercato di dividere gli attivisti bravi da quelli cattivi in Valsusa, così hanno tentato di fare con la campagna FermareGreenHill, fra coloro che si ribellano in maniera composta, e coloro che mettono al di sopra anche delle leggi scritte da uomini il rispetto per la libertà dell’individuo e la fine della schiavitù e tortura per tutti, siano essi umani o non umani.

Noi sosteniamo da sempre che la discriminazione di specie è alla base e contemporaneamente l’apice stesso di tutte le discriminazioni, pertanto non possiamo accettare che certi politici cerchino di appropriarsi di un movimento che deve continuare ad essere libero da legami istituzionali; è il caso della Brambilla che forse in cerca di un consenso fra gli animalisti non perde occasione per affrancare la sua popolarità usando la popolarità che la campagna ha saputo costruire con due anni di lotta sul campo.

L’antispecismo è l’unica forma di politica che possiamo e vogliamo accettare. Altri adesso cavalcano la lotta contro Green Hill e la stanno diffondendo. Seppur inizialmente contenti che altre forze potessero dare visibilità al problema vivisezione ci siamo accorti di quanto spazio invece venga dato alla presenza e riconoscimento di politici come la Brambilla, pensando che facendosi fotografare con lei si possa trovare maggior forza ed arrivare con più facilità all’obiettivo voluto, cioè la chiusura del lager Green Hill. Prendiamo le distanze da questo modo di fare attivismo perché deleterio nei modi e metodi di lotta per la liberazione animale dallo specismo.
Siamo convinti invece che dovremmo continuare a dire ai politici che non abbiamo bisogno di padrini nelle nostre lotte e proteste, ma che se veramente hanno a cuore gli animali non umani, dovrebbero operare seriamente nel campo di loro competenza, cioè nel cercare di far passare leggi che possano andare a favore e vantaggio degli animali.

L’antispecismo è senza dubbio alcuno contro politiche di destra che si fondano su principi discriminatori nei confronti di alcune categorie di esseri umani costruite ad hoc per esercitare il potere ottenuto tramite il loro sfruttamento, ma non riteniamo neppure che la sinistra e i politici attuali di sinistra abbiano compreso che i principi di uguaglianza, solidarietà e libertà dell’individuo, debbano essere estese anche agli animali non umani. E che se destra e sinistra si uniscono per imporre il TAV in Valsusa, così sono tutti concordi che prima di tutto viene la sperimentazione scientifica, poco importa se continuerà a far vittime animali e se molta gente questo non lo vuole più.

La nostra azione politica, esercitata tramite l’attivismo contro la vivisezione, si unisce al coro di tutti quegli individui che cercano e pretendono di poter gestire le proprie vite e decidere autonomamente quali siano le priorità nella nostra società.

mercoledì, 11 aprile 2012
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